Può sembrare strano consigliare un cimitero in un itinerario di viaggio, ma chi visita il Cimitero monumentale di Staglieno capisce subito perché è considerato uno dei luoghi più straordinari di Genova. Più che un camposanto, è un grande museo di scultura all'aperto: chilometri di porticati, cappelle in stili diversissimi e migliaia di statue in marmo che raccontano, con una precisione quasi fotografica, la società genovese dell'Ottocento e del primo Novecento. Va visitato con rispetto, perché è un luogo di sepoltura ancora in uso, ma anche con curiosità.
Un progetto dell'Ottocento
Il cimitero si trova nella val Bisagno, nel quartiere di Staglieno, e occupa una superficie di circa 33 ettari. Il progetto fu avviato dall'architetto Carlo Barabino e, dopo la sua morte, portato avanti da Giovanni Battista Resasco. I lavori si svolsero tra il 1844 e il 1851 e il cimitero fu aperto il 2 gennaio 1851. Nel tempo si è esteso risalendo la collina alle spalle del nucleo originale, aggiungendo nuove gallerie, terrazzamenti e una parte più boscosa, ricca di cappelle immerse nel verde.
All'interno esistono anche aree dedicate ad altre confessioni: un settore ebraico, uno greco-ortodosso, uno protestante e uno islamico, testimonianza della città portuale e cosmopolita che Genova è sempre stata.
Il Pantheon e la statua della Fede
Il cuore scenografico del complesso è il Pantheon, la cappella dei suffragi ispirata all'omonimo tempio di Roma, affiancata dalle statue dei profeti Giobbe e Geremia. Davanti, in posizione dominante, si alza la grande statua della Fede di Santo Varni, alta circa nove metri, visibile da lontano mentre si percorre il viale centrale.
Ai lati si sviluppano i porticati, dove le famiglie della borghesia genovese facevano a gara per commissionare ai migliori scultori monumenti sempre più elaborati. Ci sono angeli malinconici, figure velate, ritratti di famiglia scolpiti con i dettagli degli abiti, dei pizzi, dei bottoni. Gli stili si mescolano liberamente: neoclassico, gotico, bizantino, liberty. Lo scrittore americano Mark Twain, che visitò Staglieno durante il suo viaggio in Europa, ne lodò i lunghi corridoi di marmo e la finezza dei monumenti.
Storie da cercare tra le tombe
Una delle sculture più amate è quella di Caterina Campodonico, conosciuta come la venditrice di noccioline. Era una donna del popolo che si guadagnava da vivere vendendo collane di nocciole e dolcetti ai passanti, e che per tutta la vita mise da parte i risparmi per potersi permettere un monumento a Staglieno, accanto alle tombe dei nobili e dei ricchi borghesi. Lo commissionò allo scultore Lorenzo Orengo, che la ritrasse con il suo abito della festa e le sue collane di nocciole. Il monumento fu completato nel 1881, quando lei era ancora in vita: Caterina poté vederlo e morì l'anno successivo.
A Staglieno riposano anche figure importanti della storia italiana:
- Giuseppe Mazzini, il patriota genovese del Risorgimento, la cui tomba si trova nella parte più alta e boscosa del cimitero.
- Nino Bixio, generale garibaldino.
- Michele Novaro, che compose la musica dell'inno nazionale italiano.
- Constance Lloyd, moglie dello scrittore Oscar Wilde.
A Staglieno si trova anche la tomba della famiglia De André, meta di omaggi al cantautore genovese Fabrizio De André.
Consigli per la visita
Staglieno è molto grande e in parte collinare: conviene scegliere in anticipo un percorso, magari concentrandosi sui porticati principali e sul Pantheon, e salire verso la tomba di Mazzini solo se si ha tempo ed energie. Indossate scarpe comode e, d'estate, portate acqua: alcune zone sono esposte al sole. Con i bambini più grandi la visita può diventare una caccia ai dettagli, dagli angeli alle figure scolpite con gli oggetti di ogni giorno; con i più piccoli è meglio una visita breve.
Da Genoa View Home, a Castelletto, Staglieno dista circa 6 km in auto, comodi da raggiungere partendo dal garage gratuito della casa; al ritorno, il balcone con vista su Genova è il posto giusto per ripensare con calma a una visita che lascia sempre il segno.
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